Costituzione concetti di base della realtà virtuale.

 

  In primo luogo dovremo entrare nella logica virtuale per poi costruire i primi concetti base; molto si è scritto di questioni politiche sul cyberspazio ed vi è una vasta letteratura sulla gestione sociale, si è addirittura arrivati ad fare delle prime selezioni  attraverso una mappa delle ideologie nella  rete, creando una serie di profili che rappresentano altrettante “scuole di pensiero”, ideologie o solo atteggiamenti nei  confronti dell’impatto sociale e culturale dell’internet, tra considerazioni  ottimiste o  scetticismo della storia digitale, gli uni vantando ragioni e motivi contro gli altri, ma la questione è tutt’ora aperta, tra quelli che sognano web dell’avvenire e quelli che vedono solo il colore dei soldi. Quelli che vedono che tutto migliorerà nella rete e quelli che vedono solo una minaccia per i nostri valori.

  Vi sono stati alcuni autori ed alcune associazioni che hanno affrontato il problema, anche dal punto di vista della legalità in seno alla proprietà privata ed in un periodo estremamente recente la magistratura americana ha emesso alcune prime sentenze a favore di risoluzioni tra controversie legate a problemi ereditari  di “proprietari” di alcune aree in “second life”.

  In effetti la possibilità di fare economia; commercio; business e sopratutto politica, nei mondi virtuali è indubbiamente naturale, considerando che sostanzialmente si comunica in una realtà dove sussistono e la caratterizzano interessi privati e collettivi.  Del resto se nascono problemi intorno alla proprietà e quindi d’interesse, a  maggior ragione nasce la necessità della creazione di una “governance” che possa gestire i mondi virtuali, dove esiste un  libero scambio di beni,  di lavoro e di capitale e di profitto dove si  realizzerà ovviamente anche un regime fiscale per gli abitanti. 

  Partiamo dal presupposto che questa “reale astrazione” dove si coniugano delle materialità di elementi  “antichi” il cui cardine di questo tipo di mondo è rappresentato da: notorietà,  visibilità, affermazione delle propria personalità, delle proprie idee, del proprio movimento politico, etc. a delle “moderne” materialità che vanno ad aggiungersi alle vecchie non sostituendole ma sovrastandole attraverso nuove funzioni principali tipiche dei nativi digitali quali: il piacere d’incontrarsi, la soddisfazione della costruzione di un oggetto apprezzato, la tranquillità di trovarsi in un ambiente comune, etc. 

  Tutto questo è rappresentato da una radice comune che ha come obiettivo la simpatica armonia del divertimento, con la miscelazione ottimale di più variabili che permettono di arrivare alla definizione di una funzione del benessere sociale che soddisfi la comunità della rete.

  Per arrivare ad una prima forma di equilibrio “d’interesse comune” è chiaro che vi è la necessità di indirizzi di direzione, che vengono percepiti e gestiti nel modo migliore da una governance riconosciuta dalla collettività dei mondi virtuali.

  Mi domando, ma se nella politica reale esistono incentivi  per equilibrare le necessità della collettività, anche in quella virtuale tali necessità sorgeranno? Quindi coloro che avranno nell’attualità ora esaminata, dei ruoli decisionali, saranno ovviamente portati ad usarli cercando di trovare le migliori soluzioni per le necessità dei loro elettori virtuali, dando vita ad un modello di nuovo mondo dettato da nuove regole, rappresentative delle reali necessità dei nativi digitali abitanti nella società in rete.

 

          Lanfranco Stavolone

 

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