Identità digitale in rete

In questo terzo documento  entriamo  nella delicata tematica della identità digitale nella società in rete.

Gli attuali strumenti digitali sono stati implementati ed in alcuni casi sostituiti a quelli tipici della tradizione dell’era industriale, provocando un ampliamento della abilità dialogica e conseguentemente la crescita esponenziale della complessità culturale mai raggiunta in precedenza dando la possibilità di superare gruppi e culture a cui originariamente si appartiene.

Indubbiamente questo nuovo modo di poter comunicare se da un lato è un elemento positivo, come influenza e influenzerà con le dovute implicazioni del sé dialogico nei nativi digitali ? In proposito Hannerz (1992) ha proposto il concetto di  “flusso culturale”  composto da tre dimensioni, il modo di pensare, è cioè l’intera gamma di valori, commenti, etc. condivisa da persone appartamenti  al medesimo contesto sociale; le forme di esternalizzazione, che rappresentano le varie forme in cui il pensiero diventa scienza, arte, eno-gastronomia, etc.  la distribuzione sociale, che è la modalità di distribuzione dei modi di pensare e delle esternalizzazione delle persone.

Gli antropologi pongono la maggior parte della loro attenzione alle prime delle tre dimensioni, nell’attuazione dei significati dei gruppi o di determinate società, in  alcuni casi correlata alla seconda dimensione nelle forme di esternalizzazione, ma la terza dimensione che rappresenta l’impatto di come viene distribuito il pensiero nella popolazione è stato puntualmente ignorato.

In realtà la terza dimensione in un mondo estremamente globalizzato impatta fortemente sulla seconda e sulla prima e attraverso la comunicazione tecnologica, il fenomeno di espansione si apre a “macchia d’olio” miscelando commenti, valori, idee, facendo emergere nuove relazioni dialogiche.  Quindi  la concentrazione di cultura geograficamente localizzata e definita su confini ben precisi è messa in discussione se consideriamo le nuove realtà digitali, dove la cultura “viaggia” ed incontra altre culture, creando dei  “contenitori” nei quali si incontrano idee e prodotti.

Ora mi chiedo, se partiamo da presupposto dialogico che nel cyberspazio il ruolo d’identità può essere costruito attraverso un nickname o addirittura incarnare una nuova identità tridimensionale, avatar come nelle maschere del teatro greco,  accogliendo il proprio sé di come realmente desideriamo di essere, ci creiamo  attitudini  valori e stili, con nuovi posizionamenti esenti dalle restrizioni delle strutture sociali tradizionali.

Da queste premesse si arriva lentamente ad una nuova identificazione delle “identità” non più dalle organizzazioni o dalle istituzioni dai quali vengono definiti i ruoli o più ruoli (esempio impiegato, allenatore di calcio, politico ecologista, etc), che risponde al concetti tipico della società dei consumi, dettate dai sociologi della collettività i quali identificano l’identità come funzione primaria, collegata ad una specifica attività sociale e quindi nella loro erogazione tra individuo e istituzione.

Pertanto dal ragionamento del ruolo sociale in cui una  persona è inserita, nasce spontanea la conclusione che l’identità in questo caso è costruita in relazione all’organizzazione in cui l’individuo si trova ed i suoi rapporti con le altre istituzioni.

Manuell Castells definisce in modo chiaro le diverse costruzioni in: identità legittimante, rientrano nella teoria delle autorità e del dominio anche nazionalista; identità resistenziale; coloro che appartengono alle istituzioni della società costruiscono una resistenza essendo in posizione svalutata, un esempio può essere dato dal nazionalismo etnico,  nasce da un risentimento contro una ingiusta esclusione politica economia e sociale, identità progettuale; sono coloro che costituiscono la società civile e cercano di trasformare la struttura sociale nel suo complesso. In alcuni casi dovremo considerare il passaggio tra identità resistenziale a quella in progressione progettuale.

Il problema di fondo rimane sempre l’effetto della trasformazione e la creazione di una nuova identità collettiva nella migrazione nella società in rete. Quindi nascono delle regole nuove, dovuta al passaggio verso il cyberspazio con trasformazioni sociali, politiche e culturali.

L’elemento centrale è rappresentato e lo sarà sempre di più in modo incisivo in un futuro oramai prossimo di una cultura convergente racconta in TV, radio, giornali e internet, nella quale le regole del “gioco” sono dettate da nuove formule e pressioni mediatiche completamente diverse rispetto al passato .

Questo però non dovrà far arrivare alla logica soluzione che i media elettronici domineranno la politica, perché i legami tra ideologia e quindi identità e politica sono rappresentati da schemi estremamente complessi , che possono mutare indipendentemente dalle previsioni o dalle strategie.

La nostra riflessione può essere già in parte confermata nel caso delle ultime elezioni in Iran,  dove le comunicazioni tradizionali enfatizzavano  sui risultati senza un elemento di critica costruttiva, tali comunicazioni sono state superate a livello internazionale attraverso una comunicazione internet, influenzando in modo diverso le notizie governative. Quali sono allora i punti di convergenza tra la comunicazione in rete e lo studio dei processi politici democratici? Se partiamo dal principio di una comunicazione di tipo dinamico che procede in un0unica direzione basato sul concetto di “trasmissione”, il modello comunicativo che ne deriva è estremamente semplificato raccogliendo due elementi; chi effettua la comunicazione e chi la riceve, conseguentemente il rapporto per la sua natura è asimmetrico.

Diverso è il caso in cui l’approccio è “relazionale” tipico della comunicazione in rete, i cui contenuti poggiano sulle linee della relazione e quindi simmetrica nella sua origine,  ovviamente si rendono comunicativi solo fenomeni molto specifici.

Questo tipo di comunicazione relazionale comporta ovviamente maggiore complessità perché difficilmente  “tollera” un grado semplicistico di comunicazione, essendo legato a dinamiche sociali e virtuali di natura molto variegata sia di elementi che di contenuti, i cui effetti di feed-back nei confronti di chi amministra la politica potrebbero essere completamente diverse da aspettative di risposte positive.

Dobbiamo però considerare che l’approccio al virtuale nella situazione attuale risente di elementi legati alla manualità operativa dovuto al notevole “gap” culturale rappresentato dal digital divide, elemento frenante alla crescita di una cultura convergente.

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