“Ambiente Virtuale”

La creazione “dell’ambiente virtuale” ha una serie di limiti e di problematiche ancora non risolte, essendo una realtà complessa,  con implicazioni economiche e sociali, per cui vediamo  di focalizzare i punti critici in modo più  dettagliato.

La tipica immagine che riscontriamo nella cultura dell’ambiente mediatico è caratterizzato nell’angorà o piazza o luogo pubblico dove è possibile sviluppare rapporti di natura interattiva e partecipativa.

Dobbiamo considerare lo spazio pubblico come un’area libera dove è possibile fare molteplici incontri che possono essere sia programmati che imprevedibili.  Da qui si possono costruire delle relazioni durature e forti tra singoli partecipanti o tra gruppi partecipativi.

Indubbiamente questo spazio dove si parla e si discute in cui il proprio sé può essere espresso, scambiato e condiviso confrontandolo con quello degli altri, fa si che vi sia una caduta di livelli di gerarchia o di priorità, senza che emerga una ragione di competitività trovandosi tutti sullo stesso piano.

Questa aggregazione democratica porta verso un nuovo “modus operandi” perché cresce non dal principio di natura verticistica costruita in modo centralizzato in cui la “relazione” è guidata e controllata anche nel suo sviluppo verticale, ma è di natura spontaneistica e di rapporto “punto a punto” e  fa si che vengono a cadere le relazioni uni-direzionali asimmetriche tipiche dei mass-midia dove la condizione di partenza è uno a tutti.

La nuova realtà virtuale che nasce, si presente  come un’ ambiente complesso e se partiamo dal principio che comunico solo con chi ha gli stessi interessi ponendo l’attenzione in modo selettivo,  portando  a riconsiderare la “piazza” come struttura aperta,  ponendo  l’accento però, su  un aspetto fondamentale, che è il “rapporto di fiducia” che si viene a costruire tra l’emittente e il ricevente creando dei possibili percorsi di navigazione arricchendo la relazione di contenuti.

Detto ciò, indubbiamente si è portati a valutare l’ambiente virtuale nella sua configurazione in modo estremamente positivo nella libera espressione del sé, ma accanto ad esso vi è,  come commenta Roger Siverstone  (scomparso nel 2006) grande studioso dei media, in cui da una definizione di ambiente virtuale come di uno “spazio virtuale della cacofonia”, essendo uno spazio aperto sempre più caotico e frammentato soggetto alla più grande confusione , il rumore.

Silvestorne nel libro mediapulis ne osserva alcuni aspetti “la spettacolarizzazione dell’io la commercializzazione ossessiva, la richiesta continua di aver fiducia e di credere in ciò che viene proposto, il crollo delle distanze e delle differenze la confusione e la commistione di pubblico e privato, al perdita del rispetto della privacy, la volgarizzazione di ciò che è serio e la legittimazione di ciò che è banale, lo sfruttamento di chi è debole e vulnerabile, l’erosione dei confini tra reale e virtuale e immaginario, tra notizia e intrattenimento”.

Secondo questa immagine le considerazioni portano a concludere che il sistema dei media attuali, i contenuti non vengono considerati perché hanno tutti lo stesso valore potenziale, la differenza è rappresentata dall’interesse che suscitano, dall’audience e dagli introiti pubblicitari. Tutto questo comporta una presentazione dell’immagine di ambiente virtuale estremamente diversa dalle nostre considerazioni iniziali,  dove il livello  di attenzione al problema prevedeva un’ampia gamma d’incontri costruttivi in un luogo  sereno di scambio di opinioni e di idee, ad una visione completamente diversa, di un mondo virtuale dove si perdono: relazioni, gerarchia di valore e d’importanza, dove tutto e discutibile ed apertamente critico.

Dall’analisi si detrae che l’ambiente virtuale è estremamente complesso, in cui regna oramai sinfonia e cacofonia, tipiche di una società in cui è rappresentata la normalità attraverso dei rapporti di natura reale,  ma nel cyberspazio non esistono come nel mondo reale spettatori, ma siamo tutti attori perché tutti coinvolti, volenti o nolenti, nelle vittorie e nelle sconfitte, nei progressi e nelle tragedie degli altri.

Lo spazio ora definito porta ovviamente delle implicazioni culturali  e diventa quindi essenziale dover vagliare, riconoscere ed allearsi con tutto ciò che è difesa e promozione della dignità umana, ovunque sia e da qualunque esperienza sociale emerga. Questo è un aspetto fondamentale della lotta per il “rispetto” dignità umana che è un tratto fondamentale del nostro tempo.  Quindi è necessario avere una competenza comunicativa ?

Nell’epoca di internet e dei media diffusi, dei social network la competenza comunicativa non può riguardare solo gli specialisti, i professionisti, ma anche tutti coloro che

partecipano con il loro consenso. Se partiamo però dal presupposto che nell’ambiente virtuale tutti possono partecipare è ovvio che tutti possono essere dei comunicatori efficaci nella rete delle relazioni, come individui emittente e ricevente, il problema che rimane sospeso è la “credibilità della comunicazione” che non riguarda solo i professionisti, ma tutti coloro che vi partecipano.

Proprio in considerazione  di questo nuovo concetto ora espresso ” la credibilità in rete” che possono nascere campi di tensione, dove si scontrano grandi gruppi economici, politici ed editoriali in cui vi è una lotta accanita per conquistare i consumatori e/o gli elettori, allargare il proprio spazio, il proprio dominio, attraverso una propaganda politica per l’affermazione delle proprie ideologie.

Vi sono però presenti le così dette “voci alternative, di minoranza e di azioni individuali”, che trovano nelle nuove tecnologie una importante opportunità di azione e di espressione, con l’obiettivo di non farsi travolgere, in un’ ambiente mediatico dove è e resta un campo di interessi forti, aggressivi, attraverso una scelta di aggregazione di gruppi e/o individuando dei media anch’essi utili ed efficaci.

Un’ecologia delle relazioni umane, dove attraverso delle forme di riequilibrio delle relazioni sociali si possa arrivare nell’ambiente virtuale ad una giustizia relazionale.

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