La collaborazione di massa

studiando i concetti economici dettati da Don Tapscott e Williams, vedo con grande soddisfazione che rappresentano l’elemento di congiunzione tra una logica di politica economica e il social –network  rappresentato proprio dalla termine da utlizzato la  wikinomics, che porta alla logica di uno scontro dialettico ed accrescitivo su come orientare la politica economica nella realtà virtuale.

In effetti in un passaggio del libro di Don Tapscott scrive in modo aperto delle potenzialità di “collaborazione di massa”: Le risorse e la potenza computazionale di miliardi di persone si stano aggregando fino a dare vita ad una forza collettiva smisurata. Queste risorse vengono alimentata da nuovi canali rappresentati da chat, wiki, blog, personal broadcasting ed altre forme di comunicazione peer – to – peer.

Quindi assurdamente il movimento spontaneistico che nasce nel social – network può trovare applicazione attraverso delle forme implementabili nella realtà virtuale. Per società virtuale intendo quella società creata da queste nuove fonti di notizie, intrattenimenti e servizi auto-prodotti.

La continuità che viene a crearsi è di tipo accrescitivo portando dei profondi cambiamenti nelle struttura economica della società, nella quale come afferma Don Tapscott, “le aziende coesisteranno con milioni di prodotti autonomi che entreranno in contatto e si dedicheranno alla co-creazione di valore all’interno delle reti a maglie larghe”.

A questo punto lo schema di partenza costruito mesi fa, in cui descrivevo le due aree: la società virtuale e il social –network collegate attraverso la solidarietà e la sussidiarietà, cambia in modo “rovesciato” per cui l’elementi di partenza sono rappresentati dal movimento spontaneistico che si è venuto a creare e che va ad incidere sulla società virtuale e reale.

Castronova ha studiato ed interpretato i “mondi sintetici” partendo dal presupposto del “game” e del piacere di collegarsi, inserendo dei concetti economici di soluzione di questi effetti. Don Tapscott, vede tutto questo in modo diverso dando un approccio più sistematico, come eventi di natura accrescitiva che se ben orientato possono e potranno sviluppare una nuova economia.

La sua però è solo una logica riflessione di come si svilupperà il fenomeno, ma non pone le possibili forme di incentivazione per orientarle a favore di un benessere sociale.   Don Tapscott è sempre convinto che oggi viviamo nell’era della tecnologia non fatta di macchine intelligenti, ma di esseri umani che attraverso le reti riescono a mettere in comune la loro intelligenza, conoscenza e creatività allo scopo di apportare innovazioni radicali nella creazione della ricchezza e dello sviluppo sociale.

Quindi le applicazioni del networking possono  cambiare l’intelligenza dell’impresa applicando il know-how collettivo al problem-solving e all’innovazione. Allora perché non applicare “l’intelligenza reticolare” all’organizzazione politica determinando una forma di “risveglio sociale” più ampio in termini di conoscenza sociale della comunità?

Sempre se consideriamo i nativi digitali usano le tecnologie digitali per trasformare il mondo che ci circonda e non sono disponibili ad accettare passivamente ciò che gli viene proposto dalla società dei consumi avendo voglia di operare delle scelte ed effettuare delle forme di autentica pubblicità attraverso una personalizzazione e controllo sui prodotti, che vengono realizzati da loro.

Pensiamo come sono riusciti a creare dei programmi televisivi software e film dando vita a nuove forme d’arte, contribuendo alla nascita di nuove forme creative e filosofiche. Questo mi porta ad affermare il concetto su cui sto lavorando da mesi, cioè quello di cambiare per questa generazione attraverso un sistema educativo, rafforzando il concetto di uno sviluppo di risorse “collettive” che possono con il tempo creare linguaggi nuovi e combinazioni forti partendo dal principio di una collaborazione globale, creando un mix-mach di combinazione ottimali.

Nell’economia collaborativa il vero vantaggio non è sui costi (concetto che sino ad oggi ha portato a dare una valutazione, forse l’unica, positiva della globalizzazione) ma piuttosto, sono sulle infinite innovazioni e diversificazioni che si gioca realmente la possibilità di portare ad un vantaggio competitivo per la crescita globale sia per i paesi sviluppati che in via di sviluppo.

Quindi rispetto al progetto iniziale, nel quale partivo da una applicazione della teoria economica ed attraverso l’equità e sussidiarietà e solidarietà si arrivava ad una sua reale comunicazione con il social-network,  ora la valutazione viene posta sulla realtà virtuale osservata in cui nascono delle “intelligenze reticolari” che si sviluppano a vettori, idee, concetti, contenuti nuovi, che si “spalmano” attraverso una etica economica,  nella tecnologia digitale miscelandosi nella “catena del valore” con nuovi elementi che hanno l’obiettivo di dare maggiore valore ed equilibrio alla vita privata al lavoro e soprattutto diano giusta importanza al divertimento.

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