Comitato intelligente 

La logica dettata da Averroé (1126), che parte dal concetto di un’ intelligenza comune,  indubbiamente latente e nascosta, nella nuova realtà virtuale sta venendo alla luce.  Non a caso gli arabi trovarono attraverso l’islam la loro forza di coesione. Come mai però  prima d’ora queste potenzialità sono rimaste celate ? La ragione è stata esamina nelle precedenti lettere tematiche in cui si individuavano le cause, dalla condotta delle istituzioni alla inazione.  Oggi però gli strumenti sociali grazie alla funzione mediatica permettono di avere delle nuove alternative: la possibilità della creazione di gruppi non fortemente strutturati, che operano fuori dalla logica di profitto e della direzione manageriale.

Si sta quindi delineando una terza via attraverso le reti informatiche che abilitano a nuove forme di azione attraverso la collaborazione collettiva, rendendo possibili la creazione di “comitati intelligenti” che rappresentano una nuova sfida allo status quo. Non è causale che l’ecologista, imprenditore, giornalista e scrittore Paul HAWKEN (2008) abbia scritto un libro “moltitudine inarrestabile”,  nel quale descrive lo sforzo delle organizzazioni che ogni giorno nascono, impegnate nella difesa della giustizia sociale e nella promozione della sostenibilità ecologica.

La maggior parte sono piccole, piccolissime organizzazioni no-profit, che non vengono rilevate dai media tradizionali, il potere politico spesso le ignora e cerca di intralciare o di sminuire le loro attività.  Queste associazioni vivono fuori dagli schemi tradizionali,  si servono di tecnologia per comunicare e creare dei network sempre più estesi e costituiscono sostanzialmente il più importante movimento della storia dell’umanità.

Indubbiamente la letteratura sulla collaborazione è vasta e spesso confonde le idee, di fatto la collaborazione non ha bisogno di spiegazioni: è tutto naturale.  La domanda più complessa, è come si possa arrivare a collaborare,  con persone con le quali non abbiamo relazioni ? Purtroppo non esistono ancora spiegazioni interdisciplinari convincenti per questo fenomeno; esistono come già omologato dei “comitati intelligenti” per dei singoli progetti proposti per dall’economia, dalla biologia e dalla sociologia, ma spesso si sovrappongono, non essendo mai stati sistematizzati.

Un altro elemento presente è rappresentato dal costo di transazione che nelle nuove realtà stanno crollando, rendendo più semplice lo sviluppo della comunicazione mediatica e l’aggregazione delle persone, che possono più facilmente organizzarsi con una informalità semplicistica pari a come  preparare una festa di laurea.  “La tradizione” porta a considerare la definizione del “gruppo” come qualcosa di eterogeneo, finalizzato a determinate categorie e differente l’uno dall’altro; ma in realtà la matrice di partenza per qualsiasi forma di gruppo è uguale.

La caratteristica fondamentale della realtà virtuale è quindi data dalla facilità di organizzarsi.  Nell’ambito del gruppo si creeranno  diversi livelli di priorità,  in ordine alle  difficoltà che si presentano  rappresentati dalla: 1. condivisione, 2. collaborazione, 3. produzione collaborativa.  Se con la condivisione si opera in modo semplicistico attraverso una decisione di aggregarsi o non, la collaborazione crea identità di gruppo,  cioè si sa con chi si sta lavorando. Un semplice esempio di collaborazione è quella del relazionarsi attraverso , e-mail, chat, sms, anche con altri media You-Tube,  crea il senso della comunità ed apre ad nuove tematiche.  La produzione collaborativa è una forma più complessa della collaborazione, perché accresce la tensione tra gli obiettivi di gruppo e quelli individuali.  L’esempio può essere rappresentato da wikipedia  dove il progetto per nascere deve avere la partecipazione di molti individui.  Le fasi successive che si snodano nell’azione collettiva, rappresenta l  a fase più difficile, dove il gruppo diventa fattore critico per il suo successo.

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