Azione collettiva

Come abbiamo detto dalla condivisione delle informazioni nasce la collaborazione.  La fase su cui farò riferimento in questa mia, è l’azione collettiva del gruppo nella quale gli individui sono incentivati alla crescita o al suo danneggiamento del bene comune.

Il mercato e lo Stato da soli non bastano per creare lo sviluppo e diffondere il bene comune universale,  quindi sono indispensabili i valori della gratuità e del dono, valori che sono i principi fondamentali della famiglia, cellula costitutiva della società civile.

Il tema dello sviluppo del bene comune rivestirà nei prossimi anni un’importanza cruciale,  per come combattere la povertà, costruire la pace, difendere l’ambiente, sviluppare il reddito procapite, cercando di eliminare le diseguaglianze mondiali creati dalla globalizzazione, etc.

Su questi principi di creazione e sviluppo del bene comune, si sono articolate diverse teorie sui comportamenti cooperativi o individuali, Gerrett Hardin trova una sua logica spiegazione attraverso il principio della “tragedia di commons”, ovvero la distruzione di risorse naturali senza proprietario, per egoismi individuali.

Hardin immagina un prato a uso comune in un villaggio di coltivatori, che vi conducono la propria mandria al pascolo, ma gli effetti del pascolo degradano l’area comune, estirpando l’erba e lasciando macchie brulle in cui l’erba ricresce molto lentamente.

Se manca una politica condivisa, per la distribuzione dei diritti al pascolo, al fine di prevedere gli eccessi, l’interesse di ciascuno delle parti starà nel far pascolare il maggior numero di capi possibile al più presto possibile, nel tentativo di trarre il massimo valore del pascolo, prima che degradi in un mare di fango. La tragedia dell’area comune porta a tre risultati:

• Un mare di fango;

• Una figura che con poteri coercitivi imponga una politica di ripartizione dell’area nome del villaggio (soluzione collettivista);

• L’area comune viene suddivisa in vari membri del villaggio che la recingono in modo da difenderla (soluzione privatistica).

L’azione collettiva impone quindi delle sfide allo status quo, attraverso delle decisioni prese in nome del gruppo, che possono portare anche a delle eventuali e momentanee incomprensioni. L’aspetto importante è rappresentato dai nuovi strumenti sociali e la velocità con cui si possono formare i gruppi.  La facilità di costituzione di un gruppo rappresenta un fattore di un certo peso, soprattutto nella fase di un’azione collettiva, inibito dai costi di transazione, con la nuova problematica correlata al tipologia di aggregazione.  Questi nuovi strumenti danno vita a nuove modalità d’azione il che a sua volta sfida erodendo il monopolio delle organizzazioni sul coordinamento a larga scala.

L’esempio di una condivisione delle informazioni ed della sua rapida diffusione permette di superare i piccoli ostacoli dettati dalla localizzazione, dalle forme storiche di organizzazione lavorando meno sulla programmazione e molto di più sul coordinamento dell’azione collettiva.  Da questo punto di vista gli strumenti sociali non creano l’azione collettiva, semplicemente ne rimuovono gli ostacoli. Quindi i cambiamenti più significativi non sono basati sulla tecnologia complessa, ma piuttosto su strumenti semplici e facili da usare come: e-mail, cellulare, siti web, dove la maggior parte delle persone può accedere.  I cambiamenti non avvengono quando le persone abbracciano le nuove tecnologie, ma quando adottano nuovi comportamenti.

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