Il mercato nella realtà virtuale

   Partendo dal concetto di azione collettiva, nella realtà  di mercato virtuale si nota che, nel caso  dell’esperienza  di wikipedia non si soffre della “tragedia di commons”?  Sembra che siano tutti pronti a collaborare nella creazione del valore e di crescita del bene comune. Un flusso di lavoro caotico basato su contributi imprevedibili e mal distribuiti, portati da eventi e utenti non esperti, agiscono con motivazioni diverse, creando spontaneamente una risorsa di enorme valore.

Tutto ciò, dà origine naturalmente una semplificazione nel processo di direzione, superando problemi di gestione classica dell’organizzazione, ponendo il quesito sulla necessità di un “organo” di coordinamento, visto che tale principio può essere adottato su un mercato a costi di transazione quasi nulli.

Torniamo sempre all’idea dettata da Don Tapscott, credere ad una nuova formula economica basata sulla wikeconomic.  Del resto anche Ronald H. Coase premio nobel per l’economia 1991,  elaborò una nuova teoria dell’impresa (1937)  costruita sul principio della possibilità  scambi di valore direttamente sul mercato.  Tale teoria è stata recentemente ulteriormente approfondita da Yochai Benkler, che ha esteso questo argomento (2006) nel suo testo “La ricchezza della rete: come produzione sociale trasforma il mercato e la libertà”.

Il teorema di Coase (1960) porta a dimostrare che attraverso il mercato si possa giungere all’efficienza,  intesa come somma netta del benessere sociale superiore a quella che si ottenere con l’intervento dello Stato o altra regolamentazione.  Tutto questo è possibile nel caso di costi di negoziazione e di transazione siano nulli, portando a delle contrattazioni efficienti dal punto di vista sociale (dette Pareto – efficienti).   Quindi  “mutandis mutandis” la formulazione trasferita su un mercato di “mondi digitali”,  laminerebbe in modo naturale gli effetti distorsivi date dalle “esternalità”.  In parte tali impatti negativi e positivi nei  confronti di altri agenti economici (esternalità) possono essere superati attraverso l’intervento di “un’imposta pigouniana”.

Quindi l’ambiente virtuale con dei meccanismi di autoregolamentazione porterà ovviamente ad avere una maggiore efficienza del mercato, data anche la possibilità di operare scelte più attente a costi nulli e contribuire a collaborare in un ambiente dove l’aggregazione è incredibilmente semplice.  Tutto questo crea indubbiamente una economia di mercato il cui beneficio ne traggono chi vi partecipa, producendo nuove opportunità di lavoro, al contrario chi rinuncia all’aggiornamento,  con il tempo avrà la perdita del lavoro,  rientrando nella terribile logica del cambiamento.

Se consideriamo i monaci certosini che nei secoli hanno riempito in forma amanuense libri, fornendo cultura e dando notevole beneficio per la società, permettendo così ad un numero ristretto di persone di poter analizzare la storia non più in forma parlata ma scritta, sono scomparsi come professione nel momento in cui avvenne,  la scoperta dell’invenzione dei caratteri mobili della stampa (1450) di Johanes Gutenberg, che eliminò una massa di lavoro manuale e permise la diffusione della conoscenza attraverso la  diffusione generalizzata della carta stampata,  vivacizzando attraverso essa, lo studio; valorizzando editori ed  agevolando insegnanti,  sviluppando la ricerca scientifica.

A tale spinta innovativa contribuì Aldo Manuzio  (1449 – 1515) esperto tipografo che riuscì a rendere “tascabili i libri introducendo il così detto “formato ottavo”, importantissimo per la sua agevolezza e manualità data dalla sua piccola dimensione. L’intuizione di Manuzio  fu quella di portare avanti un miglioramento di ciò che era stato già fatto, partendo dal principio che il futuro appartiene a chi dà per scontato il presente.

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